Dubai, ecco l'isola a forma di palma

Le Palm Islands sono tre isole artificiali, Palma Jumeirah, Palma Jebel Ali e Palma Deira, antistanti Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Il Pantheon della Roma antica

All'inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in basilica cristiana, chiamata Santa Maria della Rotonda.

Casa Batllò, Barcellona

Considerata una delle opere più originali del celebre architetto catalano Antoni Gaudí , l'edificio è stato dichiarato, nel 2005, patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Giza e le sue Piramidi

Giza deve la sua importanza al fatto di ospitare, su un pianoro roccioso che si trova alla periferia della città, una delle più importanti necropoli dell'antico Egitto.

I trulli pugliesi

I Trulli di Alberobello sono stati dichiarati Patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.

Villa Adriana, Tivoli

Costruita a partire dal 117 d.C. dall’imperatore Adriano, è la più importante e complessa Villa a noi rimasta dell’antichità romana.

Mediateque di Toyo Ito, Sendai

Toyo Ito: quando la comunicazione è come la luce.

venerdì 18 luglio 2014

Zaha Hadid, il MAXXI di Roma

http://eliinbar.files.wordpress.com/2012/08/scan_doc0025.jpgIl MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo è un museo di arte contemporanea, è stato progettato dall'architetto Zaha Hadid ed è gestito dall'omonima fondazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, presieduta da Giovanna Melandri.
Il museo è stato pensato come un luogo pluridisciplinare destinato alla sperimentazione e all’innovazione nel campo delle arti e dell’architettura. Nel MAXXI risiedono due istituzioni museali, il MAXXI arte e il MAXXI architettura, le cui collezioni permanenti sono incrementate sia attraverso l’acquisizione diretta di opere che tramite progetti di committenza, concorsi tematici, premi rivolti alle giovani generazioni, donazioni, affidamenti. Direttore artistico dal 3 settembre 2013 è il critico d'arte Hou Hanru.
Oltre ai due musei il MAXXI ospita un auditorium, una biblioteca e una mediateca specializzate, una libreria, una caffetteria e un bar/ristorante, gallerie per esposizioni temporanee, performance ed iniziative formative. La grande piazza che disegna gli spazi esterni può accogliere opere ed eventi dal vivo. 
http://www.polkadot.it/wp-content/uploads/2010/10/Maxxxi.jpgLa sede del MAXXI è stata progettata dall'architetto Zaha Hadid e si trova nel quartiere Flaminio di Roma. Il complesso architettonico – con i suoi 27 000 m² circa – costituisce un nuovo spazio urbano articolato e “permeabile” al passaggio. Un percorso pedonale esterno segue la sagoma dell'edificio e si apre in una grande piazza che, ripristinando un collegamento urbano interrotto per quasi un secolo dal precedente impianto militare, offre ai visitatori un luogo di sosta.
All'interno una grande hall a tutta altezza conduce ai servizi di accoglienza, alla caffetteria ed alla libreria, all'auditorium e alle gallerie destinate a ospitare a rotazione le collezioni permanenti dei due musei, le mostre e gli eventi culturali.

Nel luglio del 1998 viene bandito dalla Soprintendenza Speciale Arte Contemporanea, su incarico del Ministero per i Beni Culturali, il concorso internazionale di idee per la realizzazione a Roma del nuovo polo nazionale, culturale ed espositivo, dedicato all'arte e all'architettura contemporanee.
http://www.arcspace.com/CropUp/-/media/49570/maxxi_12.jpgLa giuria internazionale è chiamata a valutare 273 candidature, tra cui vengono selezionati i 15 progettisti ammessi alla seconda fase, che nei tre mesi successivi elaborano i progetti di concorso. Intanto, la ricerca di un'area dismessa in una posizione centrale e strategica della città, aveva portato, l'anno precedente, all'individuazione del grande complesso delle officine e dei padiglioni militari della ex caserma Montello al Flaminio, da anni inutilizzato, come luogo deputato ad ospitare il campus.
Le linee di indirizzo del concorso prevedevano di integrare il progetto con il contesto del quartiere Flaminio, di conservare l'edificio che affaccia su via Guido Reni e il grande corpo a due piani al confine con la chiesa parrocchiale, di creare spazi aperti lungo il perimetro del progetto, di porre attenzione all'illuminazione naturale e al controllo ambientale, di creare continuità nella circolazione e nei percorsi.
http://ad009cdnb.archdaily.net/wp-content/uploads/2009/12/1260973109-maxxi-rome-zha-8339-528x351.jpgA fine febbraio 1999 la giuria seleziona il progetto vincitore, realizzato da Zaha Hadid. È un campus multifunzionale che compone e integra diversi spazi articolati e complessi: funzioni museali e laboratori di ricerca, spazi di accoglienza e servizi di supporto al museo, funzioni commerciali e spazi per eventi, percorsi di collegamento interno e strade pedonali di carattere urbano si intrecciano su più livelli in un sistema dinamico e continuo. Gli studi e gli schizzi preliminari denunciano un'attenta lettura del contesto e delle preesistenze, tanto che la giuria sceglie il progetto non solo per la creatività della soluzione architettonica proposta, ma anche per la sua capacità di integrarsi nel tessuto urbano circostante. Nel luglio 1999, viene approvata la legge che istituisce il “Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee”, prevedendo al suo interno il Museo delle Arti contemporanee e il Museo dell'architettura, finanziandone la progettazione e la realizzazione, oltre che il funzionamento e l'acquisizione delle prime opere. L'approvazione della legge istitutiva e l'attribuzione dei primi fondi per il funzionamento e la costituzione delle collezioni consente al Centro di divenire immediatamente operativo, avviando le sue prime attività di programmazione culturale ben prima del completamento delle fasi progettuali e dell'avvio dei lavori per la sua realizzazione. Il Centro prende il suo nuovo e definitivo nome: MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo.

http://eliinbar.files.wordpress.com/2012/06/maxxi_rome_zh181109_rh2.jpgConcluso il concorso, le linee guida e le forme iniziali sono coerentemente sviluppate nel corso della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, che confermano l'idea di un campus urbano, in cui la tradizionale nozione di edificio si amplia in una dimensione più vasta, che investe tanto lo spazio della città quanto quello interno, a prevalente destinazione museale. L'articolazione funzionale, strutturata in aree con connotazioni precise, percorsi e zone polivalenti e flessibili, prevede sostanzialmente i due musei – MAXXI arte e MAXXI architettura – che ruotano intorno alla grande hall a tutta altezza attraverso la quale si accede ai servizi di accoglienza, alla caffetteria e alla libreria dedicata, ai laboratori didattici, all'auditorium e alle sale per eventi dal vivo e per convegni, alle gallerie dedicate alle esposizioni temporanee e alle collezioni di grafica e fotografia.
Il progetto si confronta con il sistema urbano delle caserme, adottandone il profilo contenuto e orizzontale. La circolazione interna confluisce in quella urbana, sovrapponendo più strati di percorsi intrecciati e di spazi aperti alle condizioni specifiche del luogo. Le complessità delle forme, il variare e l'intrecciarsi delle quote determinano una trama spaziale di grande complessità. L'andamento rigato della copertura contiene una memoria degli shed dei capannoni preesistenti. Il percorso pedonale – che all'interno diverrà museale – attraversa il sito seguendo la sagoma arrotondata del museo e scivolando sotto i volumi in aggetto degli edifici. Il progetto sembra alludere alle stratificazioni storiche e archeologiche della città di Roma che si presentano con la metafora dei layers digitali.
L'idea progettuale sul piano architettonico presenta un segno deciso che predomina negli spazi all'aria aperta, segnati dai volumi in aggetto, e negli ambienti di accoglienza, poi contraddetto dalla spazialità più sobria delle gallerie destinate a ospitare le collezioni dei due musei. Con differenti gradi di permeabilità, flessibilità e trasparenza, le diverse gallerie sono connotate dal controllo delle condizioni ambientali e di luce. Arte, architettura e spazi per eventi dal vivo convivono in una sequenza scenografica di suites caratterizzate da un uso modulato e zenitale della luce naturale. Lo spazio non si identifica esclusivamente in un percorso lineare, ma offre una gamma di scelte alternative per far sì che il visitatore non torni mai sui propri passi, godendo di suggestivi scorci panoramici sull'architettura, le opere e la città. 
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Edificio D
Due volumi dell'ex caserma Montello sono recuperati dal nuovo progetto, diventando parte integrante del campus: l'edificio su strada viene inserito completamente nel corpo principale del museo; l'Edificio D è stato, invece, sede provvisoria dell'attività espositiva e culturale del MAXXI, nell'attesa della costruzione del museo vero e proprio.
Il primo intervento di recupero e adeguamento funzionale, realizzato in tempi brevissimi e basato sul criterio del “minimo intervento”, ha riportato gli ambienti interni alla spazialità originaria, restituendo unitarietà alle due grandi sale. La struttura in ferro a vista, il pavimento in battuto di cemento in cui affiorano i residui della pavimentazione originale in mattonelle di asfalto pressato, la continuità delle finestre lungo i due lati lunghi, conferiscono luminosità e grande respiro agli spazi espositivi. La semplificazione e la neutralità cromatica delle finiture determinano spazi di grande flessibilità che si offrono alle più diverse soluzioni allestitive.
Al termine di una seconda fase dei lavori la palazzina ospiterà spazi articolati destinati a diverse funzioni per accrescere l'offerta del nuovo museo e sottolineare la sua dimensione di campus pluridisciplinare e polifunzionale: la bibliomediateca, il bar-ristorante, la libreria dedicata, gli uffici di direzione e amministrazione.
 Il MAXXI architettura è il primo museo nazionale di architettura presente in Italia. Il suo interesse è centrato tanto sull’architettura “d’autore” quanto su quella cosiddetta “anonima”. Nel museo convivono due anime distinte, quella che procede verso la storicizzazione dell’architettura del XX secolo e quella contemporanea che vuole rispondere agli interrogativi del presente, interpretando le aspettative della società attuale. museo storico e museo contemporaneo, pur possedendo caratteri e prospettive di sviluppo decisamente distinte, determinano una dimensione multipla e trasversale. Il MAXXI architettura si pone come interlocutore delle altre istituzioni culturali italiane del settore (quali la Biennale di Venezia o la Triennale di Milano), nel campo della formazione secondaria e universitaria e della rete dei centri e archivi di architettura. A livello internazionale, il MAXXI architettura aderisce e condivide gli obiettivi dell’ICAM, la Confederazione internazionale dei musei d'architettura.

Le collezioni
Il patrimonio del MAXXI architettura è costituito dalle acquisizioni dirette, ma è anche legato al sistema di gestione di un vero e proprio “patrimonio virtuale”, costituito dalla rete dei musei e degli archivi pubblici e privati presenti in Italia, che permette di estendere a dismisura il patrimonio di riferimento. Mediante intese e accordi specifici – in parte già in atto – è possibile considerare collegati al museo di architettura i fondi conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, l’Archivio Progetti IUAV di Venezia, l’Accademia nazionale di San Luca.
Oltre agli archivi personali, le collezioni di architettura comprendono gli archivi tematici, che raccolgono i progetti legati a un tema, come per esempio i materiali dei concorsi di progettazione promossi dalla DARC, tra cui quello per la realizzazione della sede del MAXXI e quelli legati alla missione istituzionale di promozione dall’architettura, come quelli destinati ai giovani architetti. Vi è infine una sezione che raccoglie disegni, modelli, schizzi e documenti legati a un progetto o a un singolo tema, e a questo circoscritti, che non possiedono cioè l’organicità presente in misura maggiore o minore in un archivio completo o in una sezione consistente di esso.
Le collezioni speciali raccolgono i prodotti delle attività - mostre, committenze, laboratori – derivanti dai progetti culturali e di ricerca dello stesso museo. Installazioni e progetti site specific concepiti e realizzati appositamente per il MAXXI, con il fine di esplorare i linguaggi e le forme di comunicazione della contemporaneità anche al di là degli strumenti disciplinari. Articolate per settori, le collezioni speciali raccolgono anche prototipi e oggetti di design, manufatti e oggetti significativi di realtà specifiche dell’architettura, come la sperimentazione legata alla costruzione e alla produzione industriale.
Le ricerche promosse dal MAXXI architettura hanno utilizzato la fotografia tanto come mezzo quanto come fine: come mezzo, in quanto strumento per l’indagine del reale, per registrare lo stato del paese nel suo mutevole paesaggio, mettendo a frutto le prerogative proprie del mezzo fotografico: documentare e interpretare per costituire memoria e formare coscienza. Il criterio guida nella scelta dei fotografi cui affidare le indagini è quello di individuare non semplici professionisti ma “autori” riconosciuti per la capacità interpretativa e per la qualità espressiva del loro lavoro. La selezione di autori presenti oggi nelle collezioni del MAXXI architettura non va intesa come esaustiva: è una collezione in fieri, che sarà ampliata con opere di altri autori – emergenti o di fama già consolidata – che compongono il panorama della fotografia d’autore.

La biblioteca
Il progetto di biblioteca è un’operazione già avviata molto prima dell’apertura del museo allo scopo di arricchire il patrimonio bibliografico già a uso esclusivo del personale della PARC. La biblioteca documenta la produzione artistica e architettonica contemporanea italiana e internazionale venendo così incontro alle esigenze degli studiosi, ma soprattutto in stretta connessione con le attività tecnico-scientifiche del museo quali le mostre, le relative attività didattiche e le acquisizioni di opere d’arte e architettura per le collezioni del museo.
Il progetto è stato pensato d’intesa con la Biblioteca della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, con la volontà di formare, in futuro, un unico polo scientifico di riferimento, sia a livello nazionale, che internazionale, che operi in stretta interdipendenza. Il patrimonio librario, in costante accrescimento, è costituito da saggi, monografie, cataloghi di mostre, giornali e periodici specializzati, guide di architettura contemporanea, pubblicazioni sul paesaggio contemporaneo, dizionari di architettura contemporanea così come da fondi destinati a opuscoli, CD-Rom e DVD multimediali.
L’accrescimento della collezione, assicurato da una capillare campagna di ricerca finalizzata agli acquisti, è garantito anche dal continuo scambio di pubblicazioni con importanti musei e istituzioni culturali italiane ed estere, e da donazioni da parte di privati, collezionisti, artisti e gallerie. Il rapporto di scambio è stato avviato e curato sin dall’inizio del progetto.
Particolare interesse rivestono i fondi librari sugli artisti, le cui opere sono entrate a far parte della collezione permanente del museo, quelle dedicate alla museologia e alla museografia nonché alla didattica museale. La biblioteca del MAXXI è collegata al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), nella rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la cooperazione delle Regioni e dell’Università, nel Polo dell’Università di Roma "La Sapienza".

La videoteca
Alla base del programma culturale che sottende il progetto di creazione della videoteca del MAXXI, c’è l’intenzione di avvalersi delle energie tecniche e creative, che si vanno raccogliendo intorno al linguaggio del videodocumentario d’arte.
http://moussemagazine.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/MaxxiAtaman-9-of-32.jpgIl programma acquisitivo per la videoteca, già avviato con la raccolta di un buon numero di prodotti, è orientato sia all’acquisizione di materiali di provenienza diversa, come archivi privati, produzioni di enti e istituzioni, mercato del video-documentario d’arte; sia alla produzione diretta da parte della PARC e del MAXXI, di video-documentari, su temi e figure, anche storici, legati alle proprie attività o ad altri, di interesse più generale per la ricerca contemporanea.
Per ciò che concerne l’architettura, l’iniziativa della videoteca riconosce e promuove il ruolo crescente dell’immagine filmica nell’ambito della documentazione e della comunicazione dell’architettura, attraverso la raccolta di documenti già esistenti e stimolando la produzione di nuovi contributi. I documentari fino a oggi realizzati rappresentano, nel loro insieme, le prime linee di indirizzo culturale del museo di architettura, nella duplice attenzione per la documentazione storica e per il taglio critico e interpretativo che propongono allo spettatore. I video prodotti dalla DARC per il MAXXI architettura sono Cataloghi della collana OperaDarc sulle mostre del MAXXI. In tal senso, la produzione delle video-interviste agli artisti della collezione già implementata andrà continuata e sviluppata.

Daniel Libenskin, museo ebraico di Berlino

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a9/JewishMuseumBerlinAerial.jpg
http://www.tampasiando.com/wp-content/uploads/2013/01/J%C3%BCdisches-Museum-Berlin.jpgIl Museo Ebraico di Berlino (Jüdisches Museum Berlin) è il più grande museo ebraico in Europa. In due edifici, uno dei quali è un ampliamento appositamente progettato dall’architetto Daniel Libeskind, una collezione permanente e svariate esposizioni temporanee raccontano due millenni di storia degli ebrei in Germania. Due millenni di storia degli ebrei in Germania presenta la Germania dal punto di vista della minoranza ebraica. La collezione comincia con sale dedicate agli insediamenti medievali lungo il Reno, in particolare a quelli di Spira, Worms e Magonza. Il periodo barocco è osservato attraverso gli occhi di Glickl bas Judah Leib (1646-1724, conosciuta anche come Glückl von Hameln), che ha lasciato un diario in cui racconta dettagliatamente la propria vita di donna d’affari ebrea ad Amburgo. Segue uno spazio dedicato all’eredità intellettuale e personale del filosofo Moses Mendelssohn (1729-1786); a queste due figure si accompagnano ritratti di ebrei di ogni condizione sociale. L’epoca dell’emancipazione nel XIX secolo si presenta all’insegna dell’ottimismo, di successi e prosperità, ma non mancano momenti di disillusione e battute d’arresto testimoniati dagli oggetti esposti. Il XX secolo si apre con i soldati ebrei tedeschi che combattono per il proprio paese durante la Prima guerra mondiale. Nella sezione dedicata al periodo nazista, particolare attenzione è rivolta al modo in cui gli ebrei reagirono alla discriminazione crescente, ad esempio fondando scuole e associazioni ebraiche. Dopo la Shoah 250 000 sopravvissuti attendono nei campi profughi di poter emigrare; allo stesso tempo si vanno formando piccole comunità ebraiche nella Germania dell’Ovest e in quella dell’Est. La collezione si conclude con l’emigrazione in Germania di 200 000 ebrei provenienti dai paesi dell’ex Unione Sovietica: si apre un capitolo nuovo, ancora da scrivere, della vita degli ebrei in Germania.  Originariamente il museo aveva sede in un edificio sito in Oranienburger Straße, ma venne chiuso nel 1938 dal regime nazista. L'idea di riaprire il museo iniziò a circolare nel 1971. Nel 1975 venne fondato un comitato per promuovere tale progetto, il cui primo embrione si ebbe dopo una mostra sulla storia ebraica tenutasi a Berlino nel 1978. Nel 1999 al museo venne finalmente riconosciuta la propria autonomia come istituzione ed ebbe anche una propria sede definitiva. Il palazzo che ospita il museo è stato progettato da Daniel Libeskind e ultimato proprio nel 1999, mentre l'inaugurazione ufficiale è avvenuta nel 2001.
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L'edificio che ospita il museo si distingue notevolmente dalla tipologia solita dei musei: non risponde a nessuna criterio di funzionalità poiché la linea guida seguita per la realizzazione del progetto è stata quella di raccontare la storia degli ebrei, in particolare degli ebrei in Germania. L'edificio stesso può essere considerato un'opera d'arte, poiché mescola architettura e scultura.
Libeskind ha battezzato il suo progetto between the lines (tra le linee) e nei punti in cui le due linee si intersecano si formano zone vuote, o voids, che attraversano l’intero museo. L'edificio visto dall'alto ha la forma di una linea a zig-zag e per questa ragione è stato soprannominato blitz, che in tedesco significa fulmine. La forma dell'edificio ricorda una stella di David decomposta e destrutturata. L'edificio è interamente ricoperto da lastre di zinco e le facciate sono attraversate da finestre molto sottili e allungate, più simili a squarci o ferite che a vere e proprie finestre, disposte in modo casuale.
http://cherilucas.files.wordpress.com/2011/03/jewish-museum-exterior-berlin.jpg Il museo non ha un ingresso dalla strada, ma vi si accede dall'adiacente Berlin-Museum. Una scala e un sentiero sotterraneo collegano i due edifici, questo a simboleggiare quanto la storia ebraica e quella tedesca siano collegate e connesse fra loro. La scala conduce ad un sotterraneo, composto di tre corridoi, denominati assi che simboleggiano i diversi destini del popolo ebraico: l'asse dell'Olocausto conduce ad una torre che è stata lasciata vuota, denominata la Torre dell'Olocausto; l'asse dell'Esilio conduce ad un giardino quadrato esterno, denominato Giardino dell'Esilio, racchiuso fra 49 colonne; l'asse della continuità, collegato agli altri due corridoi, che rappresenta il permanere degli ebrei in Germania nonostante l'Olocausto e l'Esilio. Questo asse conduce ad una scala, che a sua volta conduce alla costruzione principale. L'entrata al museo è stata intenzionalmente resa difficile e lunga, per infondere nel visitatore le sensazioni di sfida e di difficoltà che sono distintive della storia ebraica.

Berlin-Museum 
Il Berlin-Museum, noto anche come Kollegienhaus, fu costruito nel 1735 su progetto di Philipp Gerlach. Fu utilizzato per un lungo periodo come Corte d'Appello prussiana. Durante la Seconda guerra mondiale venne parzialmente distrutto e la sua ricostruzione venne iniziata nel 1963 e l'edificio venne adibito a museo della storia di Berlino. Questo perché, a seguito della costruzione del Muro, la parte ovest della città era rimasta priva di numerosi musei. Oggi fa parte del Jüdisches Museum e ospita il caffè, il punto informazioni, gli uffici, oltre ad essere utilizzato come spazio per esposizioni.

Giardino dell'Esilio

Il Giardino dell'Esilio è una superficie esterna al museo, cui si accede attraverso l'asse dell'esilio. È una superficie quadrata circondata da 49 colonne di cemento alte sei metri, in modo tale che dall'esterno non si possa vedere nulla. Il numero delle colonne è simbolico, infatti serve a ricordare l'anno di nascita dello stato d'Israele, il 1948, un'altra colonna, quella centrale, rappresenta invece Berlino ed è riempita all'interno di terreno proveniente da Gerusalemme. Sulla sommità delle colonne sono stati piantati alberi di olivagno. Essi sono il simbolo della pace e della speranza di un ritorno in patria. Ma significano anche che, come gli alberi riescono a mettere radici in spazi così impervi come la cavità di un pilastro, così anche coloro che sono esiliati in una lontana terra straniera possono trovare la ragione per continuare a vivere in un'altra patria. Libeskind ha voluto fare in modo che il visitatore provasse la stessa sensazione di straniamento e disagio che hanno provato gli ebrei esiliati, e per questo motivo ha costruito il piano di calpestio inclinato di sei gradi, di modo che camminando tra i pilastri si provi la sensazione di una mancanza di equilibrio.

Torre dell'Olocausto 
http://www.sguardi.info/content/images/af1b2ddccf8c9a9a5fdcbdc76699d79b.jpgLa Torre dell'Olocausto è posta alla fine dell'asse della morte e vi si accede aprendo una porta spessa e molto pesante. È una struttura completamente vuota, buia, non climatizzata (dunque fredda d'inverno e calda d'estate), che viene illuminata solo dalla luce indiretta del giorno che penetra da una stretta feritoia posta in alto. Impossibile vedere fuori e capire dove si è; attutiti si sentono i rumori provenienti dall'esterno. Evidente e palpabile il significato simbolico che vuole ricreare la condizione degli ebrei deportati che non sapevano in quale luogo si trovavano e non potevano avere notizie. Simbolici diventano anche una scaletta metallica a circa due metri e mezzo dal pavimento usata per la manutenzione della copertura (mezzo di salvezza ma irraggiungibile come lo è stata per molti) e i fori nella parete per far entrare l'aria.

Foglie cadute 
https://c2.staticflickr.com/2/1123/878071271_76740cf683.jpg10 000 volti in acciaio punzonato sono distribuiti sul pavimento dello Spazio Vuoto della Memoria, l'unico spazio vuoto dell'edificio di Libeskind in cui è possibile entrare. L’artista israeliano Menashe Kadishman ha dedicato la sua opera non soltanto alle vittime della Shoah, ma a tutte le vittime di guerra e violenze. I visitatori sono invitati a camminare sui volti e ad ascoltare il fragore prodotto dalle lastre di metallo che sbattono l'una contro l'altra e contro le persone che passano. Il frastuono e l'angoscia per tutti quei morti fanno desiderare di uscire al più presto dalla sala.

Alvaro Siza , il padiglione portoghese dell'Expo '98

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg_tN32QTywNMKGG3fkBbTVl3YEH93ECLm78d693T9VgQYf8lHeQHmrFHvY3OjpqR25ZGuOS1ZtjoERtbBIWVbcQXNIzIPD93dAUTr15ZWZgrHC1EUWDRwJJDwcaR5hhvSbb08GBT6CVGH4/s760/portugalpavilion1l.jpgÁlvaro Joaquim de Melo Siza Vieira, meglio noto come Álvaro Siza (Matosinhos, 25 giugno 1933), è un architetto portoghese.
È stato insignito di numerosi premi e onorificenze tra i quali il Pritzker Prize nel 1992, del Premio Wolf per le arti nel 2001, del RIBA's Royal Gold Medal nel 2009 e del Leone d'Oro alla Carriera in occasione della 13° Mostra internazionale di architettura di Venezia nel 2012.
http://files.modulo.net/chunks/image/5093d6a922e7b953720031bf/s500x360/507822c622e7b9d50d000001_509a350222e7b9e727000074.jpgIl padiglione del Portogallo di Alvaro Siza è stato progettato per essere l’elemento fondamentale della esposizione mondiale di Lisbona nel 1998. L’edificio funziona come ingresso monumentale al sito dell’Expo, che introduce la vista del visitatore verso il mare e contribuisce ad attirare l’attenzione del visitatore sul tema dell’Expo. Il Padiglione del Portogallo è situato in prossimità dell’angolo nord-est del molo degli Olivares. La striscia di terreno che si trova tra il complesso e la riva è protetta da una pensilina che poggia su pilastri e forma un grande porticato vicino al lato orientale del padiglione.
Quando  è stato conferito a Siza il Premio Pritzker di architettura nel 1992, la citazione della giuria per il premio è stata che “le sue forme, modellate dalla luce, hanno una semplicità ingannevole, ma sono oneste.[…] Che la semplicità, dopo un esame più attento però, si rivela come grande complessità. C’è una sottile maestria di fondo di quelle che sembrano essere creazioni naturali. ” Questa definizione può essere applicata all’intervento di Siza per il padiglione del Portogallo.
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L’elemento più rappresentativo di questo padiglione è il tetto che copre la piazza, che sembra bloccarsi dolcemente come un baldacchino. Qui è evidente, come, con un gesto apparentemente semplice, può rivelarsi una così grande complessità e bellezza. Siza aveva maturato l’idea di un tetto sospeso e la soluzione risultante è una lastra di cemento, spessa 20cm, supportato su cavi d’acciaio che pende naturalmente tra i due portici. Gli stessi portici sono alti 14 metri e sono stati progettati per sopportare la tensione molto forte causata dal tetto. Siccome poi Lisbona è una zona di alta attività sismica, la sottile copertura e l’edificio sono completamente separati, ciascuno con un proprio sistema di supporto strutturale, per contrastare virtuosamente l’azione del sisma. La copertura stessa è rivestita in piastrelle di ceramica di colore rosso e verde, con un evidente riferimento i colori nazionali del Portogallo e alla tradizione costruttiva locale che spesso ha utilizzato le azulejos (piastrelle di ceramica smaltata di stagno) come ornamenti degli edifici. I principali spazi espositivi si trovano in una parte del palazzo situato a nord della piazza monumentale. Questa parte del padiglione ha posto una serie di problemi per Siza. Per le Esposizioni Mondiali molti dei  padiglioni costruiti sono caratterizzati per essere installazioni temporanee e destinate dunque ad essere abbattute al termine dell’Expo. Pensando alla sostenibilità ambientale, il comitato di Lisbona aveva deciso di assicurare che i padiglioni si sarebbero potuti utilizzare dopo la conclusione dell’Expo del 98.
http://www.tracce.it/img/tabelle/3099_g.jpgSiza ha quindi dovuto rendere gli edifici i più flessibili e adattabili possibili ai futuri usi. Le dimensioni complessive sono state determinate anticipando l’aggiunta possibile in futuro di due corridoi mentre la strategia delle finestre modulari offre una distribuzione uniforme della luce. La circolazione verticale e i cortili interni sono stati progettati sempre con criteri di possibili modificazioni futuri. Siza ha inoltre assicurato che il padiglione, se fosse stato riutilizzato come un museo statale o per uffici amministrativi, avrebbe funzionato alla perfezione dato il tipo di progettazione degli spazi.
Il padiglione è composto da due aree espositive: una per le mostre, mentre la seconda fornisce un ampio spazio esterno per alcune installazioni. Nominato per la progettazione strutturale, Arup ha fornito consulenze in ingegneria strutturale, meccanica, elettrica, e geotecnica, per la sicurezza antincendio, la progettazione illuminotecnica e per quanto riguarda l’acustica. Il secondo corpo dell’edificio è costituito da un volume a pianta rettangolare con due piani fuori terra e un piano interrato. I tre piani si sviluppano attorno ad uno spazio aperto riempito con terra per permettere la piantumazione.  Da una parte dell’edificio si sviluppa un corpo complementare che si eleva per due piani fuori terra, separato dal corpo principale mediante una galleria.

Herzog & De Meuron, lo stadio di Pechino

Lo stadio nazionale di Pechino , o stadio olimpico di Pechino, è lo stadio che ha ospitato, oltre alle cerimonie di apertura e di chiusura, le gare di alcune discipline dei Giochi della XXIX Olimpiade. Per la sua forma è stato soprannominato "Nido d'uccello" (Bird's Nest in Inglese).
Inizialmente lo stadio prescelto dagli organizzatori dell'Olimpiade era il Guangdong Olympic Stadium, impianto costruito nel 1999 con questo scopo. Esso però si trova nella città di Canton, lontanissima dalla capitale, e per questo motivo nel 2002 fu deciso di costruire un nuovo grande stadio a Pechino.
Fu indetta una gara tra i più grandi architetti del mondo per scegliere il progetto migliore ed alla fine fu scelto di realizzare l'avveniristico stadio presentato dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, gli stessi che hanno progettato l'Allianz Arena di Monaco di Baviera, con la collaborazione di ArupSport, del China Architecture Design & Research Group e dell'artista contemporaneo Ai Weiwei. 
http://www.flashartonline.it/uploads/testi/image/NEWS/Weiwei(1).jpgLo stadio ha come principale caratteristica la sua copertura, indipendente dalla struttura interna, che rende lo stadio paragonabile ad un nido d'uccello.
Essa infatti si presenta come una mastodontica griglia di elementi d'acciaio chiusa da uno strato di materiale semi-trasparente (ETFE). Essa inoltre dispone di un sistema di recupero dell'acqua piovana e di protezione dell'interno dal vento. Il progetto prevedeva anche una sezione mobile, che rendesse lo stadio un'arena chiusa in caso di necessità, ma la sua costruzione fu abbandonata a causa dello sforzo economico eccessivo che stava richiedendo e per problemi di sicurezza, dovuti alla maestosità del progetto.
L'interno dello stadio può ospitare 91.000 spettatori tutti con posto a sedere coperto, che sono diventati 80.000 al termine dei Giochi olimpici, dopo dei lavori di ridimensionamento.
Lo stadio occupa una superficie di 250.000 m2, è largo 220 metri, lungo 330 metri e raggiunge con la copertura i 69,2 metri di altezza, pur essendo la pista di atletica sotto il livello del terreno. Sono stati utilizzati in totale 45.000 tonnellate d'acciaio per la sua costruzione.
L'elevato costo per la realizzazione dell'impianto ha causato un imprevisto blocco dei lavori di costruzione nella seconda metà del 2004 che si protrasse fino ad inizio 2005 ed il parziale ridimensionamento del progetto iniziale. La spesa totale approssimata al termine dei lavori di costruzione sarà di circa 3,5 miliardi di yuan, pari a circa 325 milioni di euro.
Dopo i giochi olimpici  lo stadio è stato teatro della finale di Supercoppa italiana l'8 agosto 2009 tra Inter e Lazio, ad un anno esatto dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, con vittoria dei biancocelesti. Dopo questa prima esperienza, viene siglato un contratto con la Lega Serie A in base al quale verranno disputate in questo stadio tre finali della Supercoppa Italiana tra il 2011 e il 2014. La seconda finale si tiene il 6 agosto 2011, con avversarie Milan e Inter e vittoria dei rossoneri, quindi lo stadio ha ospitato di nuovo tale competizione l'11 agosto 2012 con la sfida Juventus-Napoli, vinta dalla prima. Un'altra finale sarà disputata nel 2014.

giovedì 17 luglio 2014

Calatrava e il ponte pedonale

http://www.hino.nu/img-archive/spainoff/bilbao/calatrava02.jpgIl Zubizuri (ponte bianco), anche conosciuto come Puente Peatonal del Campo de Volantín è un ponte sospeso ad arco sulla ría del Nervión, nella città basca di Bilbao nel nord della Spagna. Collega il Campo de Volantín (Castaños) sulla riva destra con Uribitarte (el Ensanche) sulla riva sinistra.
 Il ponte fu progettato dall'architetto di Valencia Santiago Calatrava, che ha anche diretto il progetto di rinnovo dell'Aeroporto di Bilbao. I lavori cominciarono nel 1990 e fu inaugurato il 30 maggio del 1997.
http://www.vitruvius.com.br/media/images/magazines/grid_9/deca_arq097-00-03.jpgIl ponte pedonale, con rampe di accesso e scale sulle due sponde, è sostenuto dai tiranti che, a loro volta sono sostenuti da un arco inclinato di 14,6 metri di altezza massima, di diametro 457 mm e spessore 50 mm. Tutto il ponte è dipinto di bianco, com'è comune tra le strutture di Calatrava.
A partire dalla sua inaugurazione, quasi simultanea a quella del Museo Guggenheim, il Zubizuri fu un simbolo della nuova Bilbao, costituendo un elemento turistico più che il passaggio della ría. È un passaggio obbligato per gli ospiti degli hotel di Campo de Volantín al museo Guggenheim.
Il ponte è localmente conosciuto per la superficie di cristallo, molto scivolosa a causa del clima umido della città. In più, il progetto originale collega il Campo de Volantín con Uribitarte, non con la Alameda de Mazarredo, che è una strada più alta e che permette l'accesso al centro della città. Le autorità locali aggiunsero un ponteggio provvisorio, che dovettero ritirare per le proteste di Calatrava.
Come tutte le novità, anche questo ponte è stato oggetto di critiche e diatribe, in particolare tra l’amministrazione comunale e Santiago Calatrava. La prima polemica riguarda la superficie pedonale del Zubizuri, interamente di cristallo: materiale poco adatto per l’alto tasso di umidità e le frequenti cadute dei pedoni; inoltre ci sono gli alti costi di manutenzione. In più, Calatrava ha protestato perché l’amministrazione di Bilbao ha aggiunto un ponteggio a un lato del ponte, per semplificare l’accesso a una strada che conduce più rapidamente al centro storico.
In ogni caso, il Zubizuri non passa di certo inosservato, creando suggestioni uniche se attraversato di notte!

lunedì 10 marzo 2014

FRANK O. GEHRY, Casa danzante, Praga

Noto per il suo approccio scultoreo e organico alla progettazione, è tra i massimi esponenti della corrente Decostruttivista. Vive e lavora negli Stati Uniti. 
http://cdn9.prague.fm/wp-content/uploads/dance_house_prague.jpgLa Casa danzante è il soprannome dato ad un edificio per uffici nel centro di Praga, Repubblica ceca, all'indirizzo Rašínovo nábřeží 80, 120 00 Praha 2. Fu progettata dall'architetto croato, nato nella Repubblica Ceca, Vlado Milunić in cooperazione con il canadese Frank Gehry. La posizione scelta era un posto vacante sul lungofiume, nel quartiere di Nové Mesto. L'edificio che occupava precedentemente quel luogo era stato distrutto durante i bombardamenti di Praga nel 1945. La costruzione ebbe inizio nel 1994 e terminò nel 1996.
Lo stile fortemente non convenzionale creò delle controversie al tempo della costruzione. Il presidente ceco Václav Havel, che visse per decenni vicino al sito, ha supportato il progetto, sperando che l'edificio divenisse un centro di attività culturali.
Originalmente chiamato Fred and Ginger (da Fred Astaire e Ginger Rogers) la casa ricorda vagamente una coppia di ballerini. Lo stile costruttivo sta tra il Neobarocco, il Neogotico e l'Art Nouveau, stili architettonici per i quali Praga è famosa.
http://www.praga.be/files/casa-danzante-dal-basso-800x587.jpgIl piano originale che proponeva un centro culturale non venne realizzato. Al settimo piano si trova un ristorante francese con una magnifica vista della città. Tra gli altri occupanti la casa alcune compagnie multinazionali. Data la collocazione su di una strada molto trafficata l'edificio è dotato di una circolazione forzata d'aria, che rende l'interno più confortevole per gli occupanti.
http://artearti.net/assets/channel_images/2624/casa_danzante.jpgQuesta soluzione è stata guidata soprattutto da una considerazione di tipo estetico: le finestre allineate avrebbero evidenziato che l'edificio ha due piani in più, pur avendo la stessa altezza di quelli ottocenteschi adiacenti. Esse, inoltre, non devono essere percepite, nella volontà del progettista, come delle semplici forme su una superficie piana, ma dare l'effetto della tridimensionalità, di qui l'idea di telai sporgenti come cornici di quadri.
Anche le sinuose modanature della facciara rendono più confusa la prospettiva, attenuando il contrasto con le costruzioni circostanti.

Seguendo la tradizione di Praga, in cui molti edifici sono sormontati da cupole e cuspidi, Gehry ha coronato l'edificio in muratura con una decorazione scultorea composta da nastri di rete metallica intrecciati. In quest'alternarsi di vuoti e pieni, nella convessità della facciata e nell'aggetto degli elementi di superficie pare che l'edificio vibri davvero, come se fosse stato ideato proprio pensando a dei ballerini.

IEOH MING PEI, Louvre la Piramide d'ingresso

Ieoh Ming Pei  è un architetto cinese naturalizzato statunitense.
File:PiramideLouvre.JPGHa vinto il Premio Pritzker nel 1983 e l'11 dicembre 1992 il Presidente George H. W. Bush gli ha conferito la Medaglia presidenziale della libertà. È stato uno degli ultimi grandi maestri dell'architettura modernista. Lavora con le forme astratte, usando la pietra, il calcestruzzo, il vetro e l'acciaio. Pei è uno degli architetti di maggior successo del XX secolo.
Pei è nato a Canton, nella provincia di Guangdong in una nota famiglia di Suzhou. Suo padre, banchiere di primo piano, fu in seguito direttore della Banca di Cina e governatore della Banca Centrale di Cina. La residenza della famiglia è ora parte del patrimonio mondiale dell'umanità, classificata tra i Classici Giardini di Suzhou. La casa viene chiamata Giardino del Leone della Foresta, ed è caratterizzata da molte sculture di pietra scavate naturalmente dall'acqua. Pei amava il modo in cui gli edifici si combinavano con la natura, e in particolare i giochi di luci e ombre.
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/b/b2/Louvre_di_notte.JPGLa sua prima educazione avvenne alla Saint John's University di Shanghai e successivamente al St. Paul's College, Hong Kong, prima di trasferirsi negli Stati Uniti per studiare architettura, all'età di 18 anni. Iniziò alla University of Pennsylvania prima di ricevere la laurea in architettura dal Massachusetts Institute of Technology nel 1940. Lo stesso anno fu premiato con l'Alpha Rho Chi Medal, il MIT Travelling Fellowship, la AIA Gold Medal. Si iscrisse alla Harvard Graduate School of Design due anni dopo; poco dopo servì al National Defense Research Committee a Princeton, New Jersey.
Nel 1944 tornò ad Harvard, dove conseguì nel 1946 il master in Architettura e rimase lavorando come assistente. Ricevette il Wheelwright Traveling Fellowship nel 1951 e fu naturalizzato statunitense nel 1954.  Il grande Louvre, la più estesa istituzione museale del mondo, definito "il museo dei musei", ha trovato un funzionale adeguamento per accogliere lo sbalorditivo numero di visitatori, grazie al progetto dell'architetto Ieoh Ming Pei, originario della Cina.
Concepito e a lungo utilizzato come dimora reale, il Louvre da tempo non presentava spazi flessibili e idonei ad ospitare i servizi ed i percorsi richiesti da un moderno e funzionale museo.
Il programma d'adeguamento, promulgato nel 1981 dall'allora Presidente della Repubblica francese Francois Mitterand, prevedeva la modernizzazione del monumento nazionale e la sua integrazione con la città di Parigi, senza pregiudicarne l'integrità storica e culturale.
Il progetto di Pei risponde a queste istanze con un intervento che prevede due fasi suddivise nel tempo.

La prima, iniziata nel 1983, riguarda la sistemazione del nuovo ingresso principale, sotto la vasta superficie della corte centrale, il cortile Napoleone, ricavato da Pei tramite un'addizione sotterranea di 46.000 metri quadrati che, smistando la folla dei visitatori tramite tre braci di collegamento alle tre ali del museo, ospita una serie di servizi tecnici indispensabili: ingresso, servizi, informazioni, ristoro, un auditorium, laboratori e due gallerie per esposizioni temporanee.
A questa fase è corrisposto il contemporaneo adattamento ed allestimento del'edificio disposto ad U intorno al cortile centrale.
La conclusione di questa fase può essere indicata nel 30 marzo 1989, data dell'inaugurazione ufficiale della Piramide di vetro.

http://www.todaroarchitect.com/inputoutput/wp-content/uploads/2014/01/Parigi-La-Piramide-del-Louvre-Ieoh-Ming-Pei-%C2%A9-Todaro-Architect37.jpgLa Piramide principale è fondamentalmente una complessa struttura d'acciaio, alta ventuno metri, inguainata in vetro riflettente: un vetro leggermente tinto, estratto dall'industria Saint-Gobain in modo da essere compatibile con la pietra di color miele delle secolari facciate del grande Louvre.
Essa costituisce una sorta di lungo ingresso a portico che ritarda l'entrata alle gallerie principali: le due piramidi più piccole, invece, forniscono ulteriore luce e ventilazione agli spazi sotterranei.
La seconda fase, conclusasi nel 1993, ha previsto la riconversione ad area espositiva del'ala Richelieu, già occupata dagli uffici del Ministero delle Finanze, incrementando di ben 36.000 metri quadrati la superficie calpestabile del Grande Louvre.
Lo stratagemma di diffondere luce naturale nello spazio interrato dell'ingresso principale tramite una piramide di vetro, attorniata da altre tre di grandezza minore, ha reso l'intervento di Pei uno dei più discussi in Europa.
http://www.vivi-areaindustriale.mn.it/Portals/0/Articles/Redazione/cultura/louvre.jpg

RICARDO BOFILL , United Airlines

<a rel=nofollow target=hiddenIframe href=/download.php?id=./images/albums/userpics/10002/Ch0023.jpg>Download</a>~© Marshall Gerometta CTBUH~1~279~800Ricardo Bofill (Barcellona, 5 dicembre 1939) è un architetto e urbanista spagnolo di origini ebraiche.
Sua madre Maria Levi è infatti un’ebrea di origine veneziana. Suo padre era un architetto e costruttore, il che gli ha consentito di entrare nel mondo dell’edilizia sin da giovane. Del resto la sua famiglia ha una certa tradizione nel campo: probabilmente, per via paterna, discende da Guillem Bofill, costruttore della cattedrale di Girona nel 1404. 
Bofill è nato a Barcellona, dove ha studiato al Liceo Francese e poi alla Escuela Técnica Superior de Arquitectura. Nel 1955 viaggia in Grecia per conoscere direttamente l’architettura classica. Nel 1957, espulso per ragioni politiche dalla scuola di architettura di Barcellona, si trasferì in Svizzera e si iscrisse all’Università di Ginevra dove si laureò nel 1959.
Nel 1963 creò il suo studio di architettura che ha fra i suoi membri anche dei sociologi oltre che architetti e ingegneri. Grazie a questa équipe professionale, Bofill era in condizione di affrontare con naturalezza progetti di diversa natura in parti molto differenti del mondo. Nel 1978 aprì un secondo studio a Parigi.
http://img.archilovers.com/projects/c_383_9c45313d-bc4a-4c7b-bef4-2c65eb9dc5ee.jpgBofill è considerato uno dei massimi rappresentanti del postmoderno. Nei suoi disegni mantiene la chiarezza di linee tipica del moderno, ma abbandonando le forme pure. Nei suoi edifici sono incorporati elementi classici come colonne e archi che risultano immediatamente comprensibili e piacevoli esteticamente e strutturalmente. Bofill è autore di un’estesa opera teorica. Fra i molti libri che ha pubblicato si segnalano Espacio y vida (Spazio e vita), La ciudad del arqutecto (La città dell’architetto) e El dibujo de la ciudad (Il disegno della città). Nel corso della carriera Bofill ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 1983 è stato chiamato dalla Graham Foundation a tenere delle lezioni a Chicago. Nel 1985 fu eletto membro onorario dell’Istituto Americano di Architettura negli Stati Uniti.
Ancorato sull'argine del fiume Chicago questo edificio di 50 piani di uffici rappresenta una pietra miliare climatica nelle opere di Ricardo Bofill " Taller de Arquitectura". È stato progettato in stile "Classico moderno" utilizzando granito bianco reale portoghese e la parete divisoria in vetro grigio-argento.
La tradizione americana della costruzione del grattacielo, ha suggerito la necessità di stabilire un dialogo tra la classicità dell'architettura in pietra e gli edifici di vetro ad alta tecnologia. Il risultato è una facciata che rivela un disegno di proporzioni classiche, che ricorda il campanile di Giotto nel Duomo di Firenze, diviso in diversi livelli collegati da colonne. Un tempio classicamente proporzionato incorona la parte superiore.
http://www.architetturaeviaggi.it/moduli/galleria/america/2013_nor.jpg
L'edificio è sorto per migliorare la vista panoramica sulla città, attraverso un'evidente predominanza di vetro ed esprime l'aspirazione a inscrivere se stessa nel contesto urbano esistente e rende il proprio contributo distintivo a skyline di Chicago.
Particolare attenzione per il dettaglio e l'aspetto del piano terra che ospita un atrio di 18 m di altezza in marmo grigio e bianco; un grande muro dipinto da un pittore di fama mondiale Antonio Tapies, un granito nero  e lussureggianti piantagioni di alberi di bambù.
Il progetto premiato nel 1992 Lighting Istituto di Chicago come  "Premio al merito per l'impianto di illuminazione".
L'edificio divenne la sede aziendale di United Airlines nel 2007. Microsoft è un inquilino principale nell'edificio, che occupa più piani.

KENZO TANGE, Stadio Olimpico di Yoyogi

http://www.dailyartfixx.com/wp-content/uploads/2009/08/yoyogi-national-gymnasium-kenzo-tange.jpgKenzō Tange  è stato un architetto e urbanista giapponese. È considerato uno dei principali personaggi dell'architettura del Novecento.
Kenzō Tange è cresciuto a Imabari sull'isola di Shikoku. Sono i lavori di Le Corbusier che lo portano ad iscriversi alla Facoltà di architettura di Tokyo nel 1935. Una volta laureato entra nello studio di Kunio Maekawa, un discepolo di Le Corbusier, dove lavora per quattro anni.
Nel 1946 diventa professore all'Università di Tokyo e crea il Laboratorio Tange dove ha come collaboratori Sachio Otani, Fumihiko Maki, Koji Kamiya, Takashi Asada, Arata Isozaki, Kisho Kurokawa e Taneo Oki. Nel 1949 vince il concorso per la realizzazione del Memoriale della Pace a Hiroshima. Nel 1951 partecipa ai CIAM a Londra dove incontra Le Corbusier, Walter Gropius, e altri importanti architetti dell'epoca.
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/35/Yoyogi_national_1st_gymnasium_20120103.jpgFra le principali influenze, sono da rilevare Le Corbusier, e quindi il Movimento Moderno, e poi il passato classico di Michelangelo. Anche l'architettura tradizionale giapponese ha avuto una grande importanza nella sua opera, reinterpretata con i materiali moderni come il calcestruzzo, di cui un buon esempio è la Prefettura di Kagawa a Takamatsu (1958). A partire dagli anni sessanta, si dedica maggiormente all'urbanistica e progetta il Piano per Tokyo, una megastruttura costruita nella baia, formata da isole artificiali collegate alla terra ferma da ponti.
La maggior parte dei suoi progetti si trova in Giappone, ma anche in Italia ha realizzato diverse opere: a Bologna le torri del quartiere fieristico (1972), a Catania il quartiere Librino (1971) e a Napoli il Master Plan per il Centro Direzionale di Napoli (1995). A Milano è l'autore del progetto urbanistico del Quartiere Affari di San Donato Milanese (1990-99) dove ha realizzato la sede BMW-Italia (1998) e la torre AGIP (1999). 
http://www.fivb.org/EN/volleyball/competitions/WorldCup/2011/men/img/A4.jpgHa ricevuto numerosi riconoscimenti in diversi paesi, fra i quali la medaglia d'oro del RIBA, dell'AIA e dell'Accademia francese di architettura, e nel 1987 il premio Pritzker, il maggior riconoscimento a livello mondiale per l'architettura.
Lo Yoyogi National Gymnasium  è un impianto sportivo polivalente situato nel quartiere Shibuya di Tokyo. 
È un impianto polivalente, costruito negli anni sessanta del XX secolo per ospitare le competizioni di nuoto e tuffi dei Giochi olimpici di Tokyo 1964.
In seguito è stato destinato ad ospitare le partite di pallavolo, pallacanestro, e alcuni incontri di arti marziali. Nel corso degli anni è stato anche sede di molti concerti di artisti famosi, in particolare la nota idol giapponese Ayumi Hamasaki ha organizzato qui gran parte dei suoi concerti nella capitale.
Nel 2006 e nel 2010 vi si sono svolti gli MTV Video Music Awards Japan.
Ha ospitato i Campionati mondiali di judo 2010.
 http://manueloka.com/koken/storage/cache/images/000/901/IMG-5901-2,large.jpg?1387859065

domenica 9 marzo 2014

Centro nazionale d'arte e di cultura Georges Pompidou, Parigi

http://www.artslife.com/wp-content/uploads/2013/05/centre_pompidou_Parigi.jpgIl Centro nazionale d'arte e di cultura Georges Pompidou si trova a Parigi, in Rue Beaubourg 19: è conosciuto, in francese, anche come Beaubourg. L'edificio è opera dello studio Piano & Rogers.
Il Centro nacque dalla volontà di Georges Pompidou, presidente della repubblica francese dal 1969 al 1974, che volle creare nel cuore di Parigi un'istituzione culturale interamente dedicata all'arte moderna e contemporanea a cui si affiancassero anche libri, design, musica, cinema. Per questo il Centro comprende una grande biblioteca pubblica, la Bibliothèque publique d'information, il Musée national d'art moderne, e IRCAM, un centro, quest'ultimo, dedicato alla musica e alle ricerche acustiche. Collocato all'interno dell'edificio è anche il Centro del design industriale. La struttura è aperta al pubblico dal 31 gennaio 1977.
http://www.richardrogers.co.uk/Asp/uploadedFiles/image/0099_Pompidou/Pompidou%20MP/99_0140_2_mp.jpgAttualmente custodisce una collezione di circa 70 mila opere, in cui accanto alle arti visive trovano posto il design, l'architettura, la fotografia e le opere multimediali. Queste opere vengono proposte attraverso forme espositive costantemente rinnovate e vengono spesso accompagnate da cicli di conferenze, incontri, dibattiti, concerti e spettacoli.

http://static.panoramio.com/photos/large/82895339.jpgOgni anno il Centro organizza una trentina di esposizioni monografiche o tematiche, raccogliendo in mostre temporanee anche materiale proveniente da altre collezioni.

Secondo il pensiero di George Pompidou, l'ubicazione nel centro di Parigi di un nuovo tipo di istituzione culturale, dedicato a tutte le forme di creazione contemporanea, era motivato da una serie di esigenze:
  • il desiderio di frenare il declino di Parigi sulla scena artistica e di mantenere il suo status di importante scenario per l'arte contemporanea a livello mondiale, sempre più contesogli da New York;
  • allo stesso modo, la volontà di aprire la creatività francese verso il mondo e favorire l'espressione di nuove forme d'arte attraverso l'interdisciplinarità;
  • la convinzione che l'arte contemporanea potesse tornare a un più ampio pubblico, a condizione che il governo svolgesse appieno il suo ruolo di mediatore;
  • il desiderio di creare a Parigi un grande monumento che rappresentasse l'architettura della seconda metà del XX secolo, che nella capitale era stata fino a quel momento irrilevante o poco evidente.
http://media-cache-ak0.pinimg.com/736x/13/0a/89/130a897030c9d66f5c03705b323e5b22.jpgQueste aspirazioni, in particolare, generarono accesi dibattiti, riguardanti l'opposizione tra la cultura di massa e la cultura d'élite, le questioni del decentramento culturale e il rapporto tra potere e creatività.
Il Centro Pompidou è stato progettato da Gianfranco Franchini, Renzo Piano, Richard Rogers e Sue Rogers, assieme all'ingegnere britannico Edmund Happold e all'ingegnere strutturista irlandese Peter Rice. Il progetto di questo gruppo di semi-sconosciuti (al tempo) risultò vincente alla gara indetta per realizzare il museo, competizione il cui risultato fu annunciato nel 1971.Il New York Times, in occasione della vittoria da parte di Rogers del Premio Pritzker nel 2007, scrisse che il design del centro "ha rovesciato l'architettura mondiale". Sin dalla sua costruzione, l'edificio audacemente colorato e dalla struttura evidente è divenuto uno dei simboli dell'architettura del XX secolo.I diversi colori delle tubature esterne del prospetto del Centre Pompidou sono differenziati in base al loro utilizzo: quelle gialle per l'elettricità, le rosse per gli ascensori e le scale mobili, verde per l'acqua, blu per l'aria.
 Il Musée National d'Art Moderne (Museo nazionale d'arte moderna) è un museo d'arte moderna, situato al quarto e quinto piano del Centre Pompidou, allestito negli anni 1980 dall'architetto e designer italiana Gae Aulenti.
Il museo espone opere di: Georges Braque, Marc Chagall, Henri Matisse, Pablo Picasso, Maurice Utrillo, Vasily Kandinsky, Joan Miró e altri artisti.

L'Opera di Sidney, Australia

 

Figlio di un rinomato architetto navale di Aalborg, Jørn Utzon a 18 anni comincia a collaborare con suo padre disegnando barche. Si iscrive all'Accademia Reale di Belle Arti di Copenaghen dove studia architettura.   Dopo essersi laureato nel 1942, si trasferisce in Svezia (perché paese neutrale durante la seconda guerra mondiale) a Stoccolma. Parte poi per la Finlandia dove lavora nello studio di Alvar Aalto, che assieme a Gunnar Asplund e Frank Lloyd Wright, influenzerà fortemente il suo lavoro. Alla fine della guerra torna con la sua famiglia in Danimarca e apre il proprio studio. In questi anni viaggia molto, soprattutto in America (Messico, Stati Uniti) e in Asia (Cina, Giappone, India). Nel 1947 lavora per alcuni mesi in Marocco; l'incontro con l'architettura islamica avrà un'influenza decisiva sul suo lavoro.
Nel 1957 vince il concorso per l'opera di Sydney in Australia, dove nel 1962 si trasferisce per seguire meglio il cantiere. Dopo numerosi problemi con la committenza si trova costretto ad abbandonare il progetto nel 1966 e a lasciare l'Australia. Il progetto che ha subito numerose modifiche rispetto al progetto di Utzon, è stato poi ultimato da Peter Hall, David Littlemore e Lionel Todd. L'Opera House è stata inaugurata ufficialmente il 23 ottobre 1973 dalla regina Elisabetta II.
A partire dal 1985 i suoi figli Jan e Kim cominciano a collaborare con lui, e da quando Jørn Utzon si è ritirato proseguono l'attività dello studio Utzon Architects. Sono stati incaricati di seguire lo sviluppo e il restauro dell'Opera di Sydney, e soprattutto di progettare il completamento degli interni.
http://25.media.tumblr.com/tumblr_l4ko36e0UY1qb8342o1_500.jpgDurante la sua carriera Utzon ha conseguito numerosi riconoscimenti internazionali è stato eletto accademico d'onore dell'Accademia delle Arti del Disegno e ha ricevuto la medaglia Alvar Aalto, il Premio Sonning, il Premio Wolf, la Legion d'Onore francese, il Leone d'oro nel 2000e, a coronamento della sua carriera, nel 2003, è stato il vincitore del prestigioso Premio Pritzker.

Muore a Copenhagen il 29 novembre 2008 per un infarto. 

 Il teatro dell'opera di Sydney (la Sydney Opera House) costituisce una delle più significative architetture realizzate nel XX secolo e tale da rappresentare quasi un'icona non solo per la città di Sydney, in cui sorge, quanto per l'Australia stessa.
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjRugqzwVOONyhyoLW7_2AEq3TcacK-Kkh9ZRwuvWLCAO4BqOCfg1maKfQhP28-ffQgT8y-jH1UUV-TcGVxwE-1wjcGxleJY4FRbNIImDk4AOiAPbdkwtgz-0yBX1vpg7zIPGbDK-ETKww/s1600/SYDNEY+2.jpgÈ stato progettato dall'architetto danese Jørn Utzon, affiancato per i calcoli strutturali dalla società di ingegneria londinese Arup. 
Situato nella baia di Sydney, dotato di un parco di divertimenti a sud e di un grande parcheggio per le autovetture accessibile da Macquarie Street, ben collegato e vicino all'enorme Sydney Harbour Bridge, l'edificio e i suoi dintorni rappresentano spesso una meta per i turisti che - per la maggior parte senza interesse alcuno per l'opera - affollano l'edificio semplicemente per visitarne la struttura.
Secondo alcuni critici, i gusci a sezione sferica possono ricordare la flottiglia di barche a vela che si reca in crociera nei mari australiani.
L'acustica dell'intera struttura, particolarmente quella del teatro dell'opera, non sempre ha avuto apprezzamento e anzi ha ricevuto critiche fino a essere giudicata insoddisfacente rispetto alla funzione per cui è stata creata.
Vi sono state continue richieste per una ristrutturazione degli spazi, un restyling che preveda lo spostamento del teatro dell'opera alla sala concerto, più grande e più adatta acusticamente, con conseguente spostamento dell'orchestra in una nuova sede.
Il teatro dell'opera venne inaugurato dalla regina Elisabetta II del Regno Unito il 20 ottobre 1973. L'apertura fu trasmessa in televisione, con fuochi d'artificio e l'esecuzione della Nona sinfonia di Beethoven.
Nella sala dei concerti si trova il Grande Organo a Canne, un organo dotato di 10.500 canne, installato nel 1979.
Nel 2007 è entrato a far parte dei Patrimoni dell'Umanità sotto l'egida dell'UNESCO.


http://www.aecmag.com/images/stories/200802/c_remodelling1.jpg


Il sanatorio, Finlandia

 

Gli enormi occhi che sagomano le pareti di mattoni sembrano osservarci. Nel silenzio
Aalto aveva studiato con Armas Lindgren, uno degli esponenti del Romanticismo nazionalista finlandese. All'inizio della sua carriera Aalto sembra esser stato, dal punto di vista ideologico, un classicista; infatti elaborò temi architettonici classici e applicò motivi e riferimenti storici. Nonostante tale aspetto però rimase fedele al funzionalismo durante tutta la sua evoluzione stilistica. Dagli inizi degli anni trenta del 1900, passato il periodo razionale ortodosso, la sua idea di architettura si amplia e, dalla razionalità, arriva a toccare anche temi strettamente tecnici funzionali fino ad arrivare a quelli psicologici. Più avanti poi viene marcato il ruolo di sintesi che compete alle architetture. Viene inserito nella progettazione di un qualsiasi edificio anche la filosofia.
Alle opere mature di Alvar Aalto sono spesso applicati i termini "romantiche", "irrazionali" e "organiche". Questo suggerisce che dopo la sua fase iniziale razionalista egli avesse abbandonato del tutto questo modo di pensare l'architettura; in realtà viene ridefinito da lui stesso il concetto di razionalità. Si può definire questo suo nuovo approccio alla progettazione "Super Razionale". Vengono inseriti da qui nei progetti anche fattori psicologici, intuitivi ed inconsci. Altro importante aspetto del periodo aaltiano maturo è la concezione dell'edificio come ente integrato perfettamente nel contesto. L'edificio non è visto come una struttura isolata dal resto, ma anzi, è come se essa dialogasse con ciò che la circonda.
Altro aspetto importante di questo grande maestro dell'architettura del ventesimo secolo è l'elaborazione della "standardizzazione flessibile", cioè un sistema costruttivo industriale in grado di garantire elasticità e varietà dei prodotti.

La sua arte
L'attività di Aalto spaziava dal design di arredi e oggetti in vetro all'architettura e alla pittura. Dal punto di vista architettonico fu il maggior esponente dell'architettura organica europea, nonché appartenente ad una folta schiera di maestri del movimento moderno insieme a Le Corbusier, Mies van der Rohe e Gropius, tutti appartenenti alla generazione di nati nel decennio del 1880. 
A partire da oggetti piccoli come un cucchiaio, fino ad arrivare al progetto di città (è autore anche dei piani regolatori per Finlandia e Svezia), l'opera di Aalto si caratterizza sotto un suo ricorrente particolare architettonico, il segno della sua "onda", che in finlandese è chiamata aalto come il suo cognome. 
Negli ultimi due decenni del suo mezzo secolo di attività progettuale alcuni critici hanno parlato di una "involuzione classicista" di Aalto, dovuta soprattutto ad un allontanamento dalla linea del neoempirismo scandinavo.

Il sanatorio di Paimio (in finlandese Paimion parantola ) è un sanatorio situato nella cittadina finlandese di Paimio, utilizzato nel passato per la cura della tubercolosi. Con il progetto nel 1928 Alvar Aalto e la moglie Aino vinsero il concorso; l'edificio fu costruito tra il 1929 e il 1933. Per la sua realizzazione parteciparono con propri contributi 48 comuni e 4 città, l'ospedale è situato in mezzo ad una vasta area di colline moreniche ricoperte di boschi, lontano dai centri abitati.
File:Paimio Sanatorium interior.jpgLa struttura generale del sanatorio è costituita da un complesso edilizio per corpi di fabbrica separati: in particolare ci sono le camere dei malati e terrazzi, locali di uso collettivo, Servizi (cucine, caldaie, ecc.),Garage, Abitazioni dei medici e degli operatori.
Il complesso è modellato partendo dall'unità base che è la camera dei malati. L'ala con le camere di degenza è costituita da una stecca lineare e sottile, sorretto da un unico ordine di pilastri, in maniera tale che tutte le stanze abbiano la stessa esposizione a sud-sudest. Al contrario le aule di soggiorno e i relativi terrazzi sono orientate ciascuna in maniera che il panorama sia uno diverso dall'altro e che il malato possa sempre scegliere fra zona d'ombra o soleggiata. I solarium sono di ampiezze varie per favorire liberi raggruppamenti anche per piccoli gruppi di ammalati. La camera è progettata tenendo conto della posizione di riposo orizzontale degli ospiti: le pareti di ogni stanza sono dipinte con un colore neutro, il soffitto, invece, è un po’ più scuro. Dal soffitto colorato il riscaldamento si irradia verso il basso, inoltre un particolare sistema di ricambio dell'aria evita le correnti.